I vini dei colli orientali

Le due zone collinari che si estendono ad est e ad Ovest del fiume Natisone (le colline di Rosazzo e dei Ronchi di Manzano) fanno parte di una vasta fascia collinare della provincia di Udine, che vanta un totale complessivo di più di 2000 ettari di superficie destinata alla coltivazione della vite. I vini prodotti in questa zona, DOC Colli orientali del Friuli, sono il risultato di una combinazione di terreno-clima e vitigno particolarmente favorevole. Le condizioni climatiche hanno permesso la coltivazione di vitigni autoctoni da tempi immemorabili. Anche altre varietà provenienti da diverse zone europee si sono ben adattate dando ottimi risultati in termini qualitativi.

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Questi rilievi di altitudine compresa tra i 100 e 350 metri s.l.m., costituiti da depositi di origine eocenica con un’alternanza di strati di marne (argille calcaree) ed arenarie (sabbie calcificate) sono straordinariamente vocati alla viticoltura per la loro composizione.
Nel corso dei secoli, il profilo dei pendii è stato modellato con il lavoro di generazioni di viticoltori. Lo sguardo del visitatore puo’ rincorrere i gradoni e le terrazze vitate; ma si riposa spesso su ampie zone boschive. Con le Alpi Giulie alle spalle che riparano la vite dalle fredde correnti del nord e il mare Adriatico a sud che garantisce una benefica e costante ventilazione la zona dei Colli Orientali gode della miglior posizione geografica per la viticoltura.

La produzione Friuli Colli Orientali, contenuta in termini quantitativi, si caratterizza per la manualità delle vendemmie e per l’uso delle più moderne tecniche enologiche. La tradizione e la modernità convivono per mantenere l’integrità dei prodotti e garantire un elevato standard qualitativo. I piu’ importanti vitigni autoctoni coltivati in questa zona sono il Friulano, il Pinot grigio, la Ribolla gialla, la Malvasia tra i bianchi; il Refosco dal peduncolo Rosso, lo Schiopettino e il Pignolo tra i rossi. Alcuni di questi possono vantare oltre duemila anni di storia documentata, da quando i Romani, coì narra Tito Livio nella sua storia di Roma, stabilirono la prima colonia ad Aquileia.

Attualmente il disciplinare di produzione dei Colli Orientali annovera al suo interno il maggior numero di vitigni autoctoni in Italia.


L’Asperum e la Balsameria Midolini

L’azienda Midolini è nota per la Balsameria piu’ grande al mondo, inserita nel “Guiness dei Primati dal 1988”.
Qui viene prodotto “l’Asperum” un condimento balsamico di qualità, frutto di un lungo e naturale invecchiamento del mosto cotto di uve locali (Refosco e Friulano) . L’invecchiamento del prodotto avviene in botti decrescenti di 7 tipi di legni pregiati (Castagno, Rovere, Ciliegio, Frassino, Ginepro, Robinia e Gelso) che conferiscono all’Asperum sapori e aromi con caratteristiche speciali.

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La filosofia della produzione di balsamico di qualità, parte dalla tradizione introdotta dai Romani ad Aquileia oltre duemila anni fa nella preparazione di mosti cotti ad uso di condimento agro-dolce, quali la Sapa, il Defrutum ed il Caroneum.
Oltre cinquant’anni fa, partendo da un nucleo familiare di 25 botticelle, l’azienda con ostinazione ha trasformato la piccola balsameria in quella che oggi è considerata la più grande al mondo con ben 2300 botti disposte ordinatamente nei locali dell’antica azienda di famiglia, un autentico tesoro.


La coltivazione e produzione dell’olio

Ci sono fondati elementi che fanno risalire la coltivazione e produzione dell’olio sui ronchi di Rosazzo, già in epoca romana. Furono poi i monaci dell’Abbazia a riavviare e ad espandere anche nel circondario la coltivazione degli olivi probabilmente provenienti dall’Istria. L’avvedutezza e la competenza tecnica ed agronomica degli abati, che hanno saputo interpretare le caratteristiche del suolo, del clima e del territorio hanno permesso di preservare per alcuni anni le piante autoctone. Si hanno notizie storiche delle macine degli abati utilizzate per la spremitura delle olive. Certamente la produzione era limitata ed utilizzata ad uso personale e domestico.
L’ultima produzione dell’olio, in epoca recente si registra nel 1929 quando il fattore dell’Abbazia, ne annota la quantità . La gelata storica che ne seguì, azzerò la produzione. Le mutazioni climatiche di questi ultimi anni, il microclima favorevole e la natura agronomica del terreno hanno spinto alcune aziende vitivinicole a reintrodurre la coltivazione dell’ulivo. Di recente tra il 1981 e il 1986 è stato realizzato un restauro agrario dei poderi che attorniano l’Abbazia e sono state collocate 177 piante ottenute dalla riproduzione degli olivi storici della zona e 123 olivi di origine toscana, con lo scopo di riprendere una produzione preziosa e simbolica per il territorio. E’ infatti ormai assodato che la spremitura dei frutti garantisce un ottimo olio.

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