Dalle origini ...

Ben poco sappiamo dell’origine di Manzano.
I fossili marini, le conchiglie e i nummuliti che ancora si trovano sulle colline di Rosazzo ci indicano che il sito si è formato nel periodo eocenico.
Nell'ultimo periodo glaciale del quaternario inizia a scorrere il fiume Natisone e si delineano le colline e la pianura. Per quanto riguarda la presenza umana pare che già nell'età del bronzo ci fosse qualche insediamento, confermato dal rinvenimento di frammenti ceramici e metallici ascrivibili a tale epoca.

Il territorio fu senz'altro interessato dalle migrazioni delle popolazioni d’oltralpe, in particolare dei Celti le cui tradizioni e derivazioni lessicali hanno influenzato la cultura e la nostra lingua. Con l’arrivo dei Romani, grandi costruttori di strade, Manzano si trovava sull'arteria che da Aquileia conduceva al borgo fortificato di Forum Julii (l’attuale Cividale del Friuli). Il toponimo Manzano pare derivi da Amandius, un ex soldato romano divenuto colono.

  • CARTINA-TERRITORIO-MANZANO
  • SanLorenzo

Osservando il terreno si possono ancora scorgere i segni della colonizzazione romana, dove gli spazi erano ben governati e la rete idrica ben sorvegliata.
La centuriazione prevedeva una struttura quadrata di 710 ml. x 710 ml. all’interno della quale si frazionavano le proprietà agricole.
Questo assetto è particolarmente evidente nelle frazioni di San Lorenzo, Soleschiano e Manzinello.
Con la decadenza dell’Impero romano, il territorio subì le invasioni barbariche di Longobardi, Avari, ed Ungheri che costrinsero gli abitanti ad abbandonare le terre e rifugiarsi in borghi fortificati.


... ai monaci Agostiniani ...

Manzano rinacque quando divenne possedimento dei monaci agostiniani che tra il 958 e il 967 edificarono l'Abbazia di Rosazzo, successivamente retta dai Benedettini che introdussero nuovi metodi di coltivazione e nuove varietà arboree nei poderi di proprietà. Nel XIII l’Abbazia raggiunse il suo massimo splendore: godeva di consistenti entrate e di notevole importanza nella vita politica del tempo, aveva privilegi vescovili e possedeva ampi appezzamenti di terreno. La consistente produzione cerealicola spinse i frati dell’Abbazia a dotarsi di mulini per la macinazione, così nel XI sec. si scavò un canale sulla sponda destra del fiume Natisone con lo scopo di irrigare i campi a sud e far funzionare i mulini che venivano concessi, con investitura temporanea.
L’attività molitoria continuò per secoli a fornire a Manzano un’importante risorsa economica.

L’autorità ecclesiastica si mescolava con quella civile degli emergenti signorotti che, con il consenso patriarcale, si installarono in loco.
La nobile famiglia che ottenne il feudo, assunse il nome di Manzano, citato nel 1106 in un atto di donazione. La famiglia fissò la dimora nel castello, sorto nei pressi di una preesistente villa romana: un baluardo a protezione del guado sul fiume Natisone. Anche il fortilizio di Sdricca, citato nel 1170, come feudo della famiglia, era un centro difensivo di interesse strategico. Sia l’Abbazia che il castello subirono incendi e devastazioni nel periodo delle lotte tra il Patriarca di Aquileia e il Conte di Gorizia. Il castello fu, poi distrutto nel 1431 su ordine del Senato della Serenissima, che si era impossessata del territorio.

Senza difese, la popolazione negli anni successivi subì l’invasione turca che recò morte e distruzione in particolare nelle frazioni di San Lorenzo e Soleschiano. Manzano invece venne incendiata nel passaggio delle truppe dei duca di Brunswich, il terremoto del 1511 e la peste fecero il resto. Nel 1514 gli imperiali posero di nuovo campo a Manzano e il territorio fu interessato da diversi conflitti, i commerci furono bloccati e i campi rimasero incolti.

L’Abbazia di Rosazzo, dopo anni di abbandono, ritrovò vigore grazie all'abate G.M. Giberti e dal 1533 venne retta dai Domenicani che curarono di nuovo l’agricoltura e gli altri aspetti economici del territorio.

  • Il-vecchio-municipio
  • Manzano-1920
  • Manzano-1926-Pzz-Chiodi
  • Manzano-1940
  • Manzano-1960-Tonon
  • Manzano-1960

Tra il 1600 e il 1800 si affacciarono sul territorio nuovi proprietari, che per matrimonio con i di Manzano, o per parentela con i luogotenenti veneti acquisirono le proprietà fondiarie. Vennero costruite alcune ville e palazzi, usate prevalentemente come case di campagna. In questo periodo l’agricoltura è praticata con scarsi rendimenti ed anche il patrimonio zootecnico non è molto soddisfacente, mentre la coltura del gelso e l’allevamento dei bachi da seta rappresentano una discreta fonte di reddito. Mentre Venezia declina, l’esercito francese avanza contro gli austriaci e queste terre conoscono nuove violenze, incendi e devastazioni alle quali si aggiungono siccità, grandine, alluvioni. La scrittrice Caterina Percoto descrive nelle sue novelle l’amara situazione. Solo dopo il 1866 con la fine delle ostilità e il ritorno all’Italia, riprende lo sviluppo economico.


... all'era industriale ...

L’analfabetismo era molto diffuso soprattutto tra le donne esonerate dall'obbligo scolastico, le strade di collegamento erano quelle di campagna: per raggiungere Cividale era necessario guadare il fiume Natisone. Grande importanza ebbe quindi la costruzione della linea ferroviaria Udine-Trieste e la costruzione del ponte sul fiume Natisone nel 1878. Risale proprio al 1878 l’insediamento a Manzano del primo opificio per la fabbricazione delle sedie ad opera dei fratelli Toni e Zaneto Fornasarig, che dalla natia Mariano del Friuli, ancora soggetta all'Austria, si trasferirono per ovviare al pesante dazio sui prodotti esportati. Il laboratorio venne installato nei pressi del Canale Roggia per sfruttare la forza motrice dell’acqua.

Fu l’inizio della industria della sedia che da subito coinvolse l’intero tessuto sociale: i capifamiglia occupati nei piccoli laboratori e poi nelle prime industrie, le donne impegnate nella impagliatura delle sedie aiutate dai figli, gli agricoltori impegnati nell'industria nei tempi morti dei lavori campestri.
Nel 1911 erano presenti a Manzano 18 opifici e la popolazione residente conobbe un incremento fino a raggiungere in quell'anno 3930 abitanti.

I primo conflitto mondiale interruppe ogni attività e la vicinanza del fronte richiese installazioni belliche che devastarono anche la campagna. Negli anni successivi le attività tornarono a decollare e con esse sorsero i primi servizi: l’ufficio postale, la farmacia, il primo sportello bancario nel 1921 a cura della Banca cattolica del Veneto. La realizzazione della S.S. nr. 56 che collegava direttamente Udine – Gorizia – Trieste nel 1932 diede impulso ai commerci.

Il secondo conflitto mondiale segnò un nuovo periodo di stasi, la ripresa però fu tenace e grazie alla capacità professionale degli imprenditori conobbe negli anni seguenti uno sviluppo senza precedenti.

  • Il-nuovo-municipio-1997
  • Natisone-1970
  • Vecchio-stabilimento-marussig

L’attività agricola negli anni dello sviluppo manifatturiero ha conosciuto un ridimensionamento. Ma successivamente nelle zone collinari dell’Abbazia e dei Ronchi è ripresa con vigore.

La messa a dimora di nuovi vigneti a partire dagli anni ‘70/’80, insieme all'apporto di nuove tecnologie e di una nuova filosofia di produzione di qualità ha reso famosi i vini D.O.C. dei Colli Orientali in tutto il mondo.

Back to top