Ballavano sui prati di Soleschiano. Avevano piantato il tavolato sulla sponda sinistra del torrente all'ombra dei pioppi che fanno argine alle acque.
Quella vasta prateria, che a guisa di ventaglio si stende tra il Nadisone e la Torre, era tutta seminata di gente...i giovinetti dei due villaggi, che nei mesi antecedenti al maggio menano in comune il bestiame al pascolo per la prateria...la festa campestre, che ogni anno usano fare su questi prati nella prima domenica di maggio...

(Caterina Percoto 1812-1887)

 

Il paesaggio tra Manzinello, Soleschiano e San Lorenzo che ha ispirato i “Racconti” di Caterina Percoto.
L'itinerario interessa la zona di pianura che si estende a sud-ovest di Manzano tra le frazioni di Manzinello, San Lorenzo e Soleschiano, località situate alla confluenza tra il fiume Natisone con il Torrente Torre.
Questo territorio coincide con l'ottocentesco comune censuario detto di Soleschiano (1811) ed annovera antichi tracciati viari di età romana e tortuose vie che attraversano villaggi risalenti ad epoca basso medievale. E' un'estensione di fertili zone agricole lavorate ed altre più ghiaiose destinate a prato che fiancheggiano i due corsi d'acqua. Il tracciato viario inizia già in comune di Buttrio e in direzione sud ripercorre proprio un'antica strada di età romana utilizzata anche in età patriarchina prima ed in epoca veneta poi, documentata come Via Bariglaria (a.1598).
Si snoda parallelamente e ad adeguata distanza fiancheggia il greto e i prati del Torre destinati al pascolo fin da epoca remota. Prosegue sulla strada principale all'interno dell'abitato di Manzinello.

11. Manzinello e Villa Morelli de Rossi

Chi passa per Manzinello a tre porte a dritta della chiesa, vede una meschina casuccia, le cui due uniche finestrelle sono ora quasi nascoste da una vite che lor dinanzi protende i tralci carichi di molta verdura e di bei grappoli color d'oro...
A due tiri di fucile dal villaggio di Manzinello, in riva al piccolo torrente che scende dai colli vicini, presso al ponte è situata una rustica casetta da contadini, ma così propria e pulitina...

(Caterina Percoto 1812-1887)

 

  • villa-morelli-rossi

Il villaggio di Manzinello (Manzinellum a. 1277) è attestato per la prima volta in epoca patriarchina e come il resto del territorio, faceva parte del distretto della Gastaldia di Manzano. In epoca veneta, invece, entrò a far parte del territorio controllato dal luogotenente veneto (sotto Udene 1572). L'investitura del feudo di Manzinello che comprendeva anche San Lorenzo di Soleschiano e Soleschiano fu acquisita dalla famiglia Milliana. Questo antico casato godeva di vasti possessi fondiari proprio in questi villaggi già dal 1498.
Manzano e Manzinello sono un interessante esempio di coppia toponimica. Il fenomeno si spiega con la creazione di nuovi insediamenti rurali sorti, come in questo caso a ridosso di una asse viario importante come la Via Bariglaria, che facilitava i collegamenti e offriva opportunità di scambi commerciali. La “piccola Manzano” è nata quindi dallo spostamento di persone provenienti da un agglomerato preesistente come Manzano nel IX-X sec. Manzinello ha mantenuto inalterata nel tempo una forte propensione per l'economia agricola, poiché era legata alle estese proprietà fondiarie dei casati nobiliari. Il più importante di questi è quello dei Morelli de Rossi il cui complesso padronale, ancora oggi conservato, proviene da quello dei Casella Peleati. Comprendeva la Casa di villeggiatura, con la tinaia, la stalla ed altri edifici di servizio recintati da mura merlate. Ad esso collegato a lato della strada si conserva ancora oggi una casetta con i caratteri tipologici cinquecenteschi.

La Chiesa di Santa Margherita Vergine e Martire di Manzinello.
Il primo riferimento scritto sull'esistenza di una chiesa in loco risale al 1557 quando si cita una chiesa di S. Cristoforo di Manzinello. Al suo interno un affresco da poco restaurato è fatto risalire proprio al XVI sec, raffigura i Santi Elisabetta, Giacomo apostolo e Antonio abate. La chiesa ha subito nel tempo radicali trasformazioni tanto che sopra il portale di accesso è riportata un'iscrizione con la data del 1684. Ma il primo catasto del 1811 attesta l'edificio come Chiesa figliale di Manzinello sotto il titolo di S. Margarita con l'antistante cimitero.
Del tutto scomparsa invece la chiesetta di S. Stefano nel pasco di Manzinello, sorgeva in prossimità dell'alveo del Torrente Torre. A rievocarne il ricordo rimane solo un cippo in pietra. Nei documenti d'archivio compare dall'anno 1624.

Il percorso prosegue fino al viale rettilineo fiancheggiato da pioppi cipressini dei conti Brazzà interrotto però dal corso del Rio Manganizza.

Il Rio Manganizza

  • natisone

Questo corso d'acqua scende dai colli di Manzano e in un percorso tortuoso attraversa la zona agricola pianeggiante a nord del comune per dirigersi poi verso sud dove sfocia nell'alveo, alla confluenza tra il fiume Natisone ed il torrente Torre. La sua esistenza e documentata già dal 1424 con il termine di Manzanizza con chiaro riferimento al luogo di provenienza. Il fondo al viale rettilineo costeggiato da slanciati pioppi cipressini e in mezzo al verde di un parco secolare si scorge la sagoma bianca di Palazzo Piccoli- Savorgnan di Brazzà- Martinengo.


12. Palazzo Piccoli - Savorgnan di Brazzà - Martinengo

  • villa-martinengo

Tutto l'impianto è organizzato sull'asse della Via Bariglaria e quindi secondo l'orientamento della centuriazione romana.
Il palazzo e stato edificato nel 1715 dai conti Marzio e Ascanio Piccoli, di poco posteriore invece è l'annessa barchessa. Costituiva il monumento più rappresentativo dal punto di vista amministrativo e giudiziario del territorio ovvero quello dell'antica Gastaldia di Manzano di epoca patriarchina, attestata poi nel sec XVI come distretto giudiziario della “Banca di Manzano e ville annesse”.

La sontuosa dimora patrizia edificata ex novo da maestranze locali e del cividalese secondo i canoni architettonici più moderni dell'epoca, costituisce, con il vasto parco, fra le più scenografiche dimore padronali della regione. La planimetria d'impianto tripartita, con salone centrale passante, è tipica dell'architettura veneziana già attestata dal XVII sec. Anche lo schema tripartito della facciata con la parte centrale timpanata rispecchia i caratteri di un'edilizia già collaudata (Villa Grimani a Dolo, o Villa Correr-Dolfin a Rorai Piccolo). Il progettista del palazzo è il noto capomastro Luca Andreoli di origine lombarda, mentre lo studio della facciata principale viene attribuito all’architetto veneziano Domenico Rossi.

Il parco, spirito letterario dell'800

  • villa-martinengo-2

L'imponenza e il chiarore del palazzo spiccano nel verde del parco di piante secolari che circonda il complesso padronale. Anch'esso di notevole interesse, come il palazzo, risponde a canoni estetici paesistici della seconda metà dell'ottocento. Il progetto del primo giardino rispondeva alla cultura settecentesca: impianto geometrico con bassa vegetazione e aiuole ornate. Si trattava del giardino formale all'italiana con corte d'onore prospiciente la facciata principale e delimitato sull'ingresso della proprietà da un ponticello soprastante una peschiera con il fossato (1739). Nella parte posteriore, molto più estesa, spiccava un parterre a mezzaluna con un lungo viale alberato centrale. Nella seconda metà dell'800, il giardino venne trasformato secondo i canoni paesistici dei giardini inglesi il cui ideale viene attribuito ad Ascanio Savorgnan di Brazzà (1793-1877) ed al figlio Detalmo. Nella folta vegetazione furono inseriti elementi architettonici e naturalistici tipici della nuova concezione romantica, in particolare le rovine di un tempio con capitelli di stile corinzio, alcuni dei quali forse originali provenienti da Aquileia.

La contessa Giulia Piccoli di Brazzà ospitò nella villa il letterato Ippolito Pindemonte (1753-1828), che fu tra i primi nel Veneto a trattare l'importanza estetica dei nuovi giardini irregolari che si stavano diffondendo alla fine del XVIII sec. Come annota Caterina Percoto fra gli ospiti anche Teresa Benedettini, poetessa e “improvvisatrice di talento”. All'esterno del parco sopravvive ancora la pluri-centenaria farnia, ricordata dalla Percoto e descritta come Rovere antica, il cui tronco ha un diametro di alcuni metri.


13. La Chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato

Soleschiano

  • soleschiano

L'esistenza dell'abitato di Soleschiano (Soleschan a. 1275) è attestato già dal basso medioevo con la presenza attiva di almeno un maso, cellula elementare tipo dell’organizzazione agraria feudale medievale: una specie di fattoria che comprendeva oltre all'abitazione e gli annessi rustici anche i terreni da coltivare.
L’agglomerato era strettamente legato alle attività economiche attive sulla Strada Bariglaria. Nel primo catasto ottocentesco (1811) sono registrate a Soleschiano oltre alla chiesa e al complesso di Palazzo Piccoli otto Case da massaro con corte e quattro Case d'affitto con corte in una decina di complessi abitativi rurali, per la quasi totalità, di proprietà della aristocratica famiglia Piccoli.

  • soleschiano-chiesa

La Chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato attestata già dal 1463, (la Fraternita di S. Hermacora di Soleschiano sec XVI) è stata sicuramente edificata in data antecedente, come sarebbe confermato anche dall'intitolazione dedicata ai due Martiri aquileiesi molto antica e rarissima in Friuli, forse unica nella Provincia di Udine. Altro elemento della comprovata antichità è l'orientamento est-ovest con l'abside rivolta a levante.
La facciata principale inoltre si apre sull'antichissima via di Aquileia parallela all'alveo del Torrente Torre. Nel tempo la chiesa di Soleschiano ha subito rimaneggiamenti o ricostruzioni che ne hanno completamente alterato le caratteristiche tipologiche e architettoniche originarie. Attestazioni d'archivio confermano la sua esistenza ancora nel 1601. Ad aula unica con una sobria facciata timpanata, porta la data di edificazione o ristrutturazione del 1686. Accanto anche il campanile con muratura in pietra arenaria a vista.

La chiesa possedeva alcuni modesti appezzamenti agricoli dai quali traeva qualche provento. I più influenti casati nobiliari che nel tempo si sono avvicendati nella località, i Milliana e de Brandis prima e i Piccoli e Savorgnan di Brazzà dopo hanno avuto cura dell’edificio.
Al suo interno infatti, vi ha trovato sepoltura, come ricorda una lapide del 1815 posta sul pavimento, la contessa Giulia Piccoli.


14. San Lorenzo e Casa Natale di Caterina Percoto

Nata in una romita villetta del Friuli amavo con passione l'aria aperta e il verde dei campi... correre ai piedi delle colline o sulle sponde del torrente, perdermi nel folto delle biade...

(Caterina Percoto 1812-1887)

  • caterina-percoto

Queste sono le impressioni che la scrittrice aveva del villaggio natale e del paesaggio che la attorniava.
A San Lorenzo la scrittrice trascorse un infanzia spensierata, interrotta dalla morte del padre e dal trasferimento presso il convento-scuola delle Clarisse a Udine dove rimase per sette anni prima di tornare alla casa natale. L’esperienza in convento segnerà per sempre la sua vita influenzando anche la sua tendenza culturale. Esponente di spicco del movimento letterario nazionale che abbracciava la corrente del Regionalismo, Naturalismo e Verismo, Caterina, di formazione autodidatta, aveva pubblicato tra la prima e la seconda metà dell'800, più di cento tra Racconti, Raccontini o Novelle, molti di questi, riproposti nel tempo in più edizioni per le necessità economiche della scrittrice.

  • casa-percoto

La prima divulgazione a carattere nazionale fu la raccolta in un tomo dei primi ventidue componimenti quasi tutti già pubblicati sulla rivista “La Favilla” di Trieste dal 1844. Si trattava dei “Racconti”, volume edito da Le Monnier di Firenze nel 1858. Era in contatto con i maggiori letterati regionali e nazionali dell'epoca, quali il Dall'Ongaro, il Valussi, attraverso i quali intraprese contatti con il Tenca, il Tommaseo, il Carducci e il Verga. Fu in polemica con alcuni intellettuali schierati sulle posizioni clericali e conservatrici. Anche sul piano politico Caterina era legata idealmente all'irredentismo anti-asburgico mentre caldeggiava l'ideale patriottico e il movimento risorgimentale di Garibaldi che incontrò a Udine nel 1867 (...io gli ho parlato, stretto la mano ed anzi l'ho baciato in pubblico). La casa natale della scrittrice si trova lungo Via di Brazzà.

San Lorenzo (San Laurentio a. 1258) sorto poco distante da Soleschiano, conserva ancora nel tessuto edilizio originario elementi dell'architettura tradizionale e popolare cinquecentesca. Spicca tra i caseggiati l'esteso complesso abitativo padronale un tempo appartenuto ai conti Percoto (1811) suddiviso a metà tra i fratelli Antonio (padre di Caterina) e Giacomo. La dinastia dei Percoto è presente con vaste proprietà fondiarie in zona fin dal XVI sec. Oltre alle due dimore con le antistanti corti, i due distinti caseggiati comprendevano gli annessi rustici e gli orti. Singolare è il portale ad arco, forse secentesco che si apre sulla corte padronale e sullo Stradone Percoto, un viale rettilineo e asse ordinatore superstite della citata centuriazione (Beltrame, Colussa 2001).

Presente in loco dal sec XV anche la famiglia Milliana e la stirpe de Picolis de Utino (1459).
Uno splendido portale bugnato ad arco con lo stemma sul concio di chiave (sec XVII) sulla strada principale sotto la chiesa attesta la proprietà di questo casato.


15. La strada lungo la roggia dei mulini

  • mulini

A sud di Soleschiano e San Lorenzo una strada con andamento tortuoso parallela al corso del fiume Natisone fiancheggia per qualche chilometro l'antica roggia dei mulini, documentata fin dal medioevo. Uno sbarramento sul corso del fiume, a nord del ponte convoglia l'acqua in uno stretto canale artificiale che dopo alcuni chilometri sfocia di nuovo a sud, assieme al Rio Manganizza, nel greto del Natisone.
La prima notizia documentata relativa allo stanziamento dei mulini sulla roggia di Manzano risale al 1230. Nel medioevo e nei successivi secoli questa attività ha rivestito grande importanza per lo sviluppo dell'economia del territorio improntata essenzialmente sull'attività agricola. Nel corso dell'ottocento si rileva la presenza sulla roggia di Manzano di ben nove mulini i cui proprietari si costituirono in consorzio, detto "Consorzio Mugnai di Manzano" attraverso il quale regolamentavano la manutenzione del canale.
In località San Nicolò, è visibile il mulino, detto Baschin di sotto dei conti Percoto, a quattro ruote. Questo vecchio molino fu gestito per un periodo da Caterina Percoto che lo ereditò dal padre. Intendeva rinnovarlo apportando delle modifiche alla macinatura con la tecnica detta all'inglese. Attualmente è l'unico mulino la cui forza motrice è alimentata a turbine anziché da ruote esterne verticali. Ad uno di questi mulini la scrittrice ha dedicato un triste racconto dal titolo La mulinarie.

(ricerche storiche e testo tratti da Flavio Beltrame, Atlante storico-geografico del Comune di Manzano, c.s.)

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